Calemone presente sul blog “Vieni a viaggiare in Puglia”

Da Torre Guaceto, Calemone porta in dono il rosso cuore di Madre Terra. Una storia senza più confini
da Carmen Vesco

Uno scambio di linfa vitale, un intreccio di storie, un amalgama di ricordi. Un supporto, un incentivo, una motivazione comune nel nome della Puglia, della natura e di Madre Terra. L’Azienda Agricola Calemone in Torre Guaceto affonda così tanto le sue radici nella riserva naturale da non riuscire più distinguerne i confini. Reali e morali.

A pochi chilometri da Brindisi, e poco più distante da Bari, la riserva stringe un legame indissolubile con il suo territorio e con le persone che in questo territorio ci mettono le mani. Le mani nel vero senso della parola.

La famiglia Di Latte in quei terreni intrisi di profumi e salsedine ci cammina a piedi nudi come si fa in un luogo sacro e con le mani ricama ricordi fatti di tradizione, storia e unicità.

“Ogni mattina dal mio ufficio posso vedere la torre” racconta Mario, titolare dell’azienda di famiglia. I Di Latte sono di Carovigno, Comune al quale appartiene Torre Guaceto. Quel territorio dove Mario e i suoi cugini giocavano a piedi scalzi prima ancora che diventasse una riserva riconosciuta dallo Stato.

“Siamo cresciuti qui, le nostre radici e tutti i nostri ricordi affondano in questa terra” spiega, ma la verità è che non sono solo cresciuti “qui”, ma sono cresciuti insieme. Loro sono diventati imprenditori bio a livello internazionale, e la riserva un territorio sacro conosciuto, oramai, in tutto il mondo come riserva di pace. E questo percorso lo hanno compiuto insieme. Crescendo, ogni stagione, insieme ai frutti della loro terra.

Come il fiaschetto, quel pomodoro sapido e rosso, tanto rosso da incantare. Rosso a dispetto del nome che si è dato a questo tesoro di madre terra che nasce di un giallo brillante come l’oro. Appunto.

Ecco perché per Mario Di Latte, Calemone è una filosofia. Quella di stringere le migliori personalità, intelligenze e professionalità intorno a un unico obiettivo: rendere omaggio alla Puglia, ai suoi frutti e alle sue tradizioni e tramandarle ai giovani, affinché in questa terra si possa restare, si voglia tornare. E si venga a viaggiare.

Il pomodoro fiaschetto rappresenta il rosso sangue della terra di Torre Guaceto, e la riserva è il suo cuore pulsante.

Un continuo viaggio alla scoperta di bellezza, di storia e di memoria, nei suoi 1200 ettari.

Partendo dai chilometri di oliveti secolari fino a gettarsi nell’azzurro cristallino dell’Adriatico. Una zona tanto ricca dal punto di vista naturalistico, da essere stata tutelata sin dal 1970 dal WWF Italia.

La scelta inevitabile di racchiuderla all’interno di una riserva naturale statale è, infine, arrivata nel 2000. Consacrazione, quest’ultima, e riconoscimento ufficiale della necessità di tutelare un patrimonio unico nel suo genere; anche a livello normativo. Le sole leggi, però, non basterebbero a garantire la fioritura e la conservazione di un territorio già ricco di suo. Bisogna allora far leva sull’importanza delle tradizioni locali, che affondano, in questo caso, le sacre radici nella cultura contadina.

Lo sa bene Mario Di Latte dell’Azienda Agricola Calemone, che ha fatto di tali principi un’autentica filosofia di vita, professionale e passionale.

Classico esempio di simbiosi mutualistica, dove ogni parte trae beneficio e sostentamento dall’altra.

Mario ha deciso di porre, dunque, le conoscenze personali al servizio della riserva, la quale lo ha ripagato con frutti d’indiscussa qualità, perché avere cultura del territorio significa manifestare una riverenza quasi religiosa nei confronti di quest’ultimo; da un lato, andando a tutelare le norme previste all’interno della riserva, dall’altro, cercando di recuperare al meglio la vecchia agricoltura, quella dei nonni, ammirata e corteggiata da bambino.

“I prodotti nascono dall’esigenza di rinnovare le tradizioni di famiglia e di questo territorio. Come fare la salsa, con tutti i suoi riti e con i ruoli assegnati a ogni componente della famiglia, dalla raccolta all’ultimo tocco affidato alla zia più saggia che doveva mettere il sale: sbagliare quest’ultimo passaggio sarebbe stato vanificare l’intero anno di lavoro. E poi l’imbottigliamento e noi più piccoli, magri e bassi, calati a testa in giù a controllare nei fusti di due quintali. Solo una volta che tutto era perfetto, si andava a festeggiare all’alba buttandoci nel mare meraviglioso di Torre Guaceto” ricorda Mario.

E l’emozione si sente ancora nelle sue parole. In un nostalgico balzo nei ricordi d’infanzia viene fuori, ogni volta, tutto il valore legato alla realtà contadina del sudore e del sacrificio. Quel emozionante mondo ricco di semplicità, dove ogni membro della famiglia aveva un ruolo ben preciso nella produzione, in una casereccia catena di montaggio.

I baldi uomini alla cottura, i freschi giovani alle prese con le passatrici a mano e, a capo di questo infallibile sistema, la saggia zia addetta alla salatura. Insomma, parola chiave: tradizione, adattata ai tempi correnti. Da un decennio a questa parte, infatti, è stata portata avanti la lungimirante scelta di trattare i prodotti biologicamente in toto, tramite metodo sostenibile nei confronti dell’ambiente circostante. Ne ha giovato il destino del sapido pomodoro fiaschetto che, dal 2008, è un presidio Slow Food Puglia.

Ma Torre Guaceto non è solo passata di pomodoro, è anche olio di oliva: l’oro del Parco.

Un olio tratto dalle olive di alberi millenari che sono il paesaggio di tutta la riserva e dei percorsi fino al borgo di Serranova, un borgo negli ultimi anni riqualificato tanto da attirare centinaia di turisti. Tutto grazie ai suoi abitanti che mai lo hanno voluto trascurare, nonostante le piccolissime dimensioni.

La Puglia portata fuori dalla Puglia col marchio Calemone è, infine, un successo di tutto il territorio che Mario racconta con l’orgoglio e che gli fa brillare gli occhi dopo anni di sacrifici, quelli che non ti fanno dormire la notte, tenendoti sveglio tra mille dubbi.

“A volte ci si trova di fronte a un bivio: cedere ai facili compromessi, alle lusinghe della produzione industriale, della grande distribuzione e degli alti guadagni, o restare fedeli a se stessi, alla terra che ci ha dato tutto quello che siamo, e alle aziende e ai clienti che ci hanno scelti perché eravamo, e siamo, “diversi”, “rari”, “unici” anche se più costosi?” Mario pone la domanda, ma la risposta la sappiamo già.

E lui la commenta ricordando l’emozione di vedere i frutti della “nostra” terra nelle vetrine dell’alta gastronomia di Parigi: come nella foto “la Domenica grande epicerie” che sulla sua bianca tavola porta il rosso Calemone, o nelle pizzerie italiane del Paese, la Francia appunto, con più turisti al mondo. O nella distribuzione di nicchia italiana.

Un esempio è sugli “scaffali” di Eataly.

E allora questo basta a pacificare i dubbi. E basterà, per non tradire mai le proprie radici.

Mario ci accompagna nella sua tenuta raccontandoci ricordi e progetti futuri della sua famiglia e della rete di produttori salentini.